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Origine divina confermata, alterazioni segnalate, Corano custode delle Scritture: il triplo statuto della Bibbia nell'islam, versetti alla mano, con il rispetto che il musulmano deve conservare.
L'islam crede che la Torah e il Vangelo vengano da Allah: "Facemmo camminare sulle loro orme Gesù, figlio di Maria, per confermare la Torâh che scese prima di lui. Gli demmo il Vangelo, in cui è guida e luce, a conferma della Torâh, che era scesa precedentemente: monito e direzione per i timorati." (Corano 5:46). Insegna anche che certi scribi dell'epoca alterarono testi (Corano 2:79) e che il Corano è il messaggio finale, "custode" dei precedenti (Corano 5:48). Il musulmano dunque rispetta la Bibbia, crede nella sua origine divina, ma la legge sotto il criterio del Corano.
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Aggiornato il 17 ottobre 2026 alle 21h55
📖 3 min di letturaIl Corano afferma l'origine divina dei libri anteriori e il dovere di credere in tutti: "Il Messaggero crede in ciò che è stato fatto scendere verso di lui, come i credenti" elenca Torah, Vangelo e libri dei profeti senza fare differenza (Corano 2:285).
Del Vangelo precisamente: "Facemmo camminare sulle loro orme Gesù, figlio di Maria, per confermare la Torâh che scese prima di lui. Gli demmo il Vangelo, in cui è guida e luce, a conferma della Torâh, che era scesa precedentemente: monito e direzione per i timorati." (Corano 5:46). Il musulmano dunque non ha disprezzo per la Bibbia: essa è, nella sua credenza, una rivelazione di Allah.
Il Corano segnala un rimprovero preciso, datato e mirato: "Guai a coloro che scrivono il Libro con le loro mani e poi dicono: “Questo proviene da Allah” e lo barattano a vil prezzo" (Corano 2:79), e menziona coloro che "stravolgono il senso delle parole" (Corano 4:46) tra la Gente del Libro dell'epoca.
Il fiqh ne trae una posizione sfumata: l'origine è divina, passaggi autentici vi restano, ma la preservazione integrale, garantita per il Corano (Corano 15:9), non lo è per i testi anteriori. È precisamente per questo che Allah mandò un messaggio finale: "E su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verità, a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e lo abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verità che ti è giunta. Ad ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi." (Corano 5:48): il Corano conferma ciò che è vero, decide ciò che diverge.
Nulla lo vieta, ed è perfino utile: per dialogare "con belle maniere" con i cristiani (Corano 29:46), per ritrovare i profeti comuni, per capire il nostro vicino. Il metodo musulmano sta in una frase: il Corano è il criterio.
Ciò che concorda con esso (il monoteismo dei comandamenti, l'onore dei profeti, le leggi morali) è confermato;
ciò che lo contraddice (la divinità di un uomo, la crocifissione) è rinviato all'alterazione o all'interpretazione, senza disprezzo per le persone che leggono altrimenti.
Questa postura, ferma sui testi e rispettosa delle persone, è quella di tutto questo dossier.
Per l'islam, l'Injil è la rivelazione data a Issa (pace su di lui) stesso (Corano 5:46), il che non è identico ai racconti redatti decenni più tardi dai suoi discepoli. Il musulmano vi legge tracce della rivelazione, senza considerarla integralmente preservata.
Sì, e il Corano invita perfino al dialogo con la Gente del Libro sulla base delle rivelazioni comuni (Corano 29:46). La lettura si fa col Corano per criterio: ciò che concorda è confermato, ciò che lo contraddice è rinviato alla possibile alterazione dei testi.