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Il ritorno di Cristo è uno dei rari temi dove cristiani e musulmani credono insieme: parusia da una parte, discesa di Issa dall'altra. Punti d'accordo, ruoli diversi, fini convergenti.
Sì, secondo le due religioni: il Nuovo Testamento annuncia il ritorno di Cristo ("questo Gesù... verrà nello stesso modo", Atti 1:11), e l'islam insegna la discesa di Issa alla fine dei tempi, dove stabilirà la giustizia (riportato da al-Bukhari e Muslim). Il Corano lo nomina "Egli è un annuncio dell'Ora. Non dubitatene e seguitemi, questa è la retta via." (Corano 43:61). I ruoli differiscono: giudice e salvatore per il cristianesimo, servo di Allah che segue la legge di Maometto (che la pace e la benedizione di Allah siano su di lui) per l'islam.
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Aggiornato il 17 ottobre 2026 alle 21h55
📖 2 min di letturaSu pochi temi cristiani e musulmani si trovano d'accordo quanto su questo: Issa (pace su di lui) ritorna. I Vangeli si chiudono sulla promessa del suo ritorno, e gli angeli l'affermano: "questo Gesù, che è stato elevato al cielo, verrà nello stesso modo" (Atti 1:11). Il Corano e la Sunna insegnano la stessa venuta: Issa, elevato vivo (Corano 4:158), scenderà alla fine dei tempi "alla porta bianca a est di Damasco", ucciderà l'anticristo (il Dajjal), stabilirà la giustizia e morirà dopo una vita ordinaria (riportato da al-Bukhari e Muslim).
Il Corano lo nomina esplicitamente "Egli è un annuncio dell'Ora. Non dubitatene e seguitemi, questa è la retta via." (Corano 43:61).
Un cristiano e un musulmano attendono dunque lo stesso evento: la seconda presenza di Gesù nella storia.
La convergenza si ferma al ruolo. Nella dottrina cristiana, il ritorno è la parusia: Cristo torna come giudice glorioso per instaurare il regno definitivo di Dio, poiché è Dio incarnato. Nell'islam, Issa scende come servo e messaggero di Allah: rompe la croce (il simbolo di una redenzione che l'islam rifiuta), segue la legge dell'ultimo profeta, prega dietro il suo imam, ed è Allah solo che giudicherà l'umanità.
Meglio: nel Giorno del giudizio, Allah lo interrogherà, e Issa testimonierà di non aver mai ordinato di adorarlo (Corano 5:116-117).
Il ritorno è condiviso; la teologia del ritorno è l'intera divergenza di questo dossier, riassunta in un evento.
Per il cristiano, attendere Cristo guida la vita verso la vigilanza e la speranza della salvezza. Per il musulmano, attendere Issa fa parte dei segni della fine, accanto al Dajjal, Gog e Magog, i grandi segni elencati negli hadith: un'escatologia precisa dove Issa è l'eroe retto della fine di un mondo, non il giudice del seguente. In entrambi i casi, la speranza ha lo stesso effetto pratico: vivere rettamente ora, poiché il tempo stringe.
Se la domanda del ritorno ti conduce a quella della fede, il silo diventare musulmano risponde alle domande pratiche, e la pagina Gesù nell'islam riassume il suo posto nell'islam, dalla culla al ritorno.
Il Corano dice solo che egli è "Egli è un annuncio dell'Ora. Non dubitatene e seguitemi, questa è la retta via." (Corano 43:61): nessuno ne conosce la data, come nessuno conosce l'ora della fine. Gli hadith lo collocano prima del Giorno del giudizio, dopo i grandi segni della fine dei tempi.
No, nell'islam: scenderà come servo di Allah, romperà la croce come simbolo, ucciderà l'anticristo e vivrà secondo la legge di Maometto (che la pace e la benedizione di Allah siano su di lui). Il Giudizio finale appartiene ad Allah solo, e Issa (pace su di lui) stesso lo affermerà davanti a Lui (Corano 5:116-117).