Home > Confutazioni e risposte alle accuse > Sono andati perduti versetti del Corano?
Un racconto debole su un foglio mangiato da un animale, un discorso di Umar sulla lapidazione: il dossier "versetti perduti" poggia su 2 testi che il metodo islamico legge esso stesso con precisione. Il mushaf, lui, non variò mai.
No quanto al testo del Corano: tutti i manoscritti del mondo e milioni di memorie recitano esattamente gli stessi versetti, sotto la promessa: "Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi." (Corano 15:9). Il racconto del "foglio mangiato" è riportato da Ibn Majah con una catena che i critici dell'hadith giudicano debole. E il discorso di Umar sulla lapidazione (Sahih Muslim 1691) descrive un'abrogazione del testo che mantiene la regola: una categoria documentata della scienza coranica, non una perdita.
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Aggiornato il 17 ottobre 2026 alle 21h55
📖 3 min di letturaLa promessa di preservazione è esplicita: "Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi." (Corano 15:9), e la recitazione ne fa parte: "Ti faremo recitare [il Corano] e non dimenticherai se non ciò che Allah vuole. Egli conosce il palese e l'occulto." (Corano 87:6-7). Il meccanismo è materiale: ogni versetto memorizzato in pubblico dalla sua rivelazione, centinaia di memorie per generazione, una recitazione integrale verificata ogni notte di Ramadan da 14 secoli.
Un versetto perduto dovrebbe mancare da qualche parte: nessun manoscritto antico ne manca, nessuna memoria lo ha dimenticato. La pagina il Corano è stato modificato? dettaglia questo meccanismo.
Il testo più citato dai polemisti è un rapporto di Aisha: la "lapidazione e l'allattamento dell'adulto dieci volte" figuravano su un foglio sotto il suo letto, e un animale domestico lo avrebbe mangiato il giorno della morte del Profeta (pace su di lui), mentre la casa era presa dal lutto (riportato da Ibn Majah 1944).
Questo racconto circola con una catena che i critici dell'hadith giudicano debole: un trasmettitore isolato, non corroborato dalle raccolte autentiche. Nessun maestro della disciplina ne ha tratto una dottrina di perdita del Corano: la trasparenza delle compilazioni (conservare anche ciò che è debole, con il suo grado) non è una prova del contenuto debole, è l'inverso: è la prova che il sistema documenta tutto.
Muslim riporta il discorso di Umar sul minbar: Allah ha inviato Maometto (pace su di lui) con la verità, la lapidazione faceva parte di ciò che fu rivelato, "l'abbiamo letta, trattenuta e compresa", il Profeta (pace su di lui) ha lapidato e noi abbiamo lapidato dopo di lui, e Umar teme che col tempo qualcuno dica di non trovare la lapidazione nel Libro di Allah (Sahih Muslim 1691).
I sapienti hanno letto questo testo nel quadro noto dell'abrogazione del testo senza la regola: la lettura non figura più nel mushaf, la decisione è mantenuta dalla pratica massicciamente trasmessa del Profeta (pace su di lui) e dei califfi.
È una categoria della scienza coranica, discussa dai maestri stessi: un dossier aperto nell'erudizione, non una prova di perdita. La pagina la lapidazione nell'islam tratta la regola stessa.
Un corpus che registra i suoi racconti deboli, pubblica i dibattiti dei suoi sapienti sulle categorie di abrogazione, ed espone la questione del mushaf da 12 secoli non è un corpus che nasconde: è l'inverso della frode. La frode avrebbe bruciato i racconti imbarazzanti e unificato il discorso.
La prova decisiva resta materiale: allineate i manoscritti del primo secolo con il mushaf recitato oggi dal Cairo a Giacarta, i versetti sono gli stessi, nello stesso ordine, negli stessi posti. La pagina perché il Corano contiene abrogazioni? tratta il principio generale dell'abrogazione.
Con l'abrogazione detta del testo senza la regola (naskh al-tilawa duna al-hukm): Allah ritira la lettura dal mushaf ma mantiene la decisione, che continua ad applicarsi attraverso la pratica del Profeta (pace su di lui) e dei compagni. È una categoria nota e dibattuta della scienza coranica, e nel caso della lapidazione, la pratica è massicciamente trasmessa: il Profeta la applicò, i califfi dopo di lui anche.
Perché i compilatori registrarono tutto ciò che circolava, con i gradi di affidabilità di ogni catena: è un segno di trasparenza, non di credulità. Il lettore sa da 12 secoli che questo racconto è debole: non è mai entrato nella dottrina né nel tafsir serio come prova di una perdita del Corano.
Sì: i manoscritti del primo secolo (Birmingham, Sanaa, Topkapi, Samarcanda) presentano lo stesso testo, e le differenze note sono ortografie e letture canoniche trasmesse, non versetti in più o in meno. Un versetto perduto mancherebbe almeno in una copia: a nessuna manca, e milioni di memorizzatori recitavano il testo in pubblico mentre il presunto racconto di un animale che mangiava un foglio circolava.