Home > Confutazioni e risposte alle accuse > Il viaggio notturno è preso dalla Persia?
L'accusa paragona il Mi'raj al racconto persiano di Arta Viraf. Il dossier: il Corano racconta il viaggio in un versetto senza dettaglio celeste, le supposte tradizioni persiane sono posteriori o non datate, e il confronto dei testi mostra più differenze che paralleli.
No: il Corano racconta il viaggio in un solo versetto senza dettaglio celeste: "Gloria a Colui Che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea remota, di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Egli è Colui Che tutto ascolta e tutto osserva." (Corano 17:1).
I dettagli dell'ascensione vengono dall'hadith autentico (riportato da al-Bukhari e Muslim), non dalla letteratura persiana: l'Arta Viraf, testo zoroastriano spesso citato, non è datato prima del testo islamico e racconta un'altra storia, con un altro scopo e un'altra teologia.
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Aggiornato il 17 ottobre 2026 alle 21h55
📖 2 min di letturaIl viaggio notturno sta in un versetto coranico: "Gloria a Colui Che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea remota, di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Egli è Colui Che tutto ascolta e tutto osserva." (Corano 17:1), completato dalla visione nella sura della Stella: "E invero lo vide in un'altra discesa," (Corano 53:13), "Non distolse lo sguardo e non andò oltre." (Corano 53:17), "Vide davvero i segni più grandi del suo Signore." (Corano 53:18).
Né corteo celeste, né inferi visitati, né giudizio: il Corano resta sobrio, ed è l'hadith autentico che dà i dettagli, con le sue catene e la sua funzione: l'istituzione della preghiera quotidiana.
L'accusa poggia su un racconto zoroastriano, l'Arta Viraf, dove un sacerdote visita l'aldilà. Il problema documentario è doppio: il manoscritto non è datato con certezza prima dell'islam (le copie conservate sono tarde, e la datazione interna è dibattuta tra gli stessi iranisti), e la trama differisce: l'Arta Viraf è il viaggio post-mortem di un'anima che ispeziona castighi e ricompense;
il Mi'raj è il viaggio di un uomo vivente che attraversa i cieli e torna con un obbligo cultuale. Racconti che condividono il motivo universale dell'ascensione celeste (presente nella letteratura di metà del mondo antico, dalle apocalissi ebraiche all'Ascensione di Isaia) non si copiano per questo: è un genere, non una fonte.
Il metodo onesto confronta i contenuti: ciò che il Mi'raj racconta (i profeti incontrati, la preghiera istituita a 50 ridotta a 5, la promessa dell'intercessione) non si trova nell'Arta Viraf, e ciò che l'Arta Viraf racconta (le pesature dei peccati zoroastriani, il ponte della luce) non si trova nel Mi'raj.
L'accusa di plagio poggia sul motivo generico del viaggio celeste, non su un testo-fonte identificabile: è un argomento d'analogia, mai una filiazione dimostrata. E il fondo resta assunto: il viaggio è un miracolo della fede, che ciascuno riceve o rifiuta (Corano 17:1), senza che la storia dei testi vi cambi nulla.
È un racconto zoroastriano dove un sacerdote scende agli inferi e sale al cielo per riportare ciò che vide. I polemisti del XIX secolo vi videro la fonte del Mi'raj, ma il manoscritto non è datato con certezza prima dell'islam, e confrontarli mostra soprattutto le differenze: l'Arta Viraf è un'inchiesta post-mortem di un sacerdote sull'aldilà, il Mi'raj è il viaggio vivente di un profeta che torna con una legge (la preghiera), senza morte né giudizio della sua anima.
Perché il Corano dà la cornice (17:1) e i dettagli vengono dall'hadith, con le sue catene: è la struttura normale della rivelazione. Il dossier islamico non ha mai nascosto il racconto: lo documenta tramite i suoi propri canali di trasmissione, e la pagina <a href="/it/confutazioni/sono-stati-inventati-hadith.html">sono stati inventati hadith?</a> spiega perché i racconti massivamente trasmessi non possono essere prestiti tardivi.
Il Corano lo afferma in un versetto chiaro e l'hadith lo dettaglia: è una credenza del dossier islamico, assunta come miracolo. Chi non crede al miracolo resta libero di dirlo (Corano 2:256: nessuna coercizione in religione), ma l'argomento del "plagio persiano" non è un argomento storico: è un'analogia senza datazione, posata su due racconti che si contraddicono nei loro scopi e contenuti.