Home > Confutazioni e risposte alle accuse > Era la Kaaba un tempio pagano?
La storia coranica del santuario: costruito da Abramo e Ismaele, riempito di 360 idoli, restaurato al monoteismo nel 630. E perché la pietra nera non è un idolo.
La tradizione coranica presenta la Kaaba come il santuario costruito da Abramo e Ismaele per il culto dell'unico Dio (Corano 2:127), poi deviato dai Quraysh che vi installarono circa 360 idoli. L'islam dunque non adottò un tempio pagano: restaurò il sito alla sua funzione monoteista originaria e distrusse gli idoli, nel 630, senza battaglia. La pietra nera non è adorata: Umar, il secondo califfo, diceva che non l'avrebbe mai baciata senza l'esempio del Profeta (pace su di lui), poiché non ode né nuoce.
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Aggiornato il 17 ottobre 2026 alle 21h55
📖 3 min di letturaIl Corano narra la fondazione: Abramo sistemò suo figlio Ismaele vicino al santuario, e i due innalzarono le fondamenta pregando: "quando Abramo e Ismaele innalzavano le fondamenta della Casa: Signor nostro, accetta questo da noi" (Corano 2:127).
Lo stesso capitolo ordina di purificare la Casa per quelli che la girano attorno (Corano 2:125) e riconduce il hajj ad Abramo che chiama gli uomini al pellegrinaggio (Corano 22:26-27). È quel racconto a dare senso a tutta la polemica: per il musulmano, la Kaaba non fu rubata al paganesimo; fu costruita per il monoteismo, poi spoliata da esso.
I Quraysh, custodi ereditari del sito, ne fecero il pantheon dell'Arabia: circa 360 idoli attorno e dentro il tempio, ogni tribù che vi adorava la propria divinità, con pratiche divinatorie e mercati di pellegrinaggio.
Il Corano denuncia quel sistema nel suo insieme: associare ad Allah idoli che non creano nulla, non vedono nulla e non rispondono nulla. Il racconto di Abramo che rompe gli idoli del suo popolo (Corano 21:58) fornisce la griglia di lettura: il culto delle immagini è l'inversione del culto del Creatore, e la Casa che porta il Suo nome non può restarne piena.
Alla conquista della Mecca, nel 630, il Profeta (pace su di lui) entrò nella città senza battaglia e compì il gesto centrale: i 360 idoli furono distrutti, e il santuario restituito al culto dell'unico Dio. La Sira di Ibn Hisham documenta l'evento e la clemenza generale che l'accompagna (amnistia degli abitanti). La parola giusta dunque non è adozione ma restauro: il sito, il rito abraamico dei giri e del pellegrinaggio sono conservati, gli dèi ritirati, il senso riassegnato al suo fondatore secondo la tradizione coranica.
L'argomento più forte contro l'accusa viene dal secondo califfo stesso. Umar, davanti alla pietra nera, disse pubblicamente: "so che sei una pietra che non nuoce né giova, e se non avessi visto il Profeta (pace su di lui) baciarti, non ti avrei baciata" (riportato da al-Bukhari).
La scena è canonica: il più grande dei califfi proclama davanti alla folla del pellegrinaggio che la pietra non è nulla in sé, un punto di riferimento obbedito per fedeltà al rito del Profeta (pace su di lui). Una religione idolatra non iscrive nel proprio primato la desacralizzazione esplicita del suo oggetto più visibile.
L'accusa di riciclaggio pagano si applicherebbe a ogni restauro storico: un tempio restituito al suo primo uso non eredita il culto che lo occupava. Il musulmano assume la continuità rivendicata con Abramo, esattamente come le tradizioni ebraica e cristiana rivendicano gli stessi patriarchi: la questione non è avere un passato comune, è sapere quale culto occupa il sito oggi.
Daif 630, la risposta è unanime e fisica: un tempio vuotato dei suoi idoli, una preghiera senza immagini, e un califfo che dice a una pietra che non ode nulla. La pagina l'islam e il paganesimo antico prolungherà questo dossier sui riti, e la pagina è il Dio dei musulmani la luna? risponde all'accusa vicina.
No: serve da punto di riferimento per iniziare i giri rituali, e la parola di Umar la fissa definitivamente: tu sei una pietra che non nuoce né giova, e se non avessi visto il Profeta (pace su di lui) baciarti, non ti avrei baciata (riportato da al-Bukhari).
Perché la tradizione coranica insegna che il sito non è pagano d'origine: fu costruito per il monoteismo, deviato, poi restaurato, come un tempio spoliato restituito al suo fondatore. Mantenere il luogo e purificare il rito è la logica stessa del restauro, non dell'adozione.
La tradizione coranica li riconduce ad Abramo: i giri attorno alla Casa, le corse tra le 2 colline (l'episodio di Hajar che cerca acqua), il sacrificio. I Quraysh pagani avevano conservato i gesti cambiando il senso, pieni di idoli e divinazione: l'islam restaurò il senso abraamico.