I musulmani bruciarono la biblioteca di Alessandria?

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L'accusa poggia su un racconto isolato del XIII secolo, 600 anni dopo i fatti. Le distruzioni reali della biblioteca sono documentate prima dell'islam (Cesare, i cristiani del IV secolo), e il racconto islamico è contraddetto dalla logica e dagli stessi sapienti musulmani.

Risposta breve su la biblioteca di Alessandria

No: le distruzioni documentate della biblioteca precedono l'islam (l'incendio di Cesare nel 48 avanti l'era volgare, la distruzione del Serapeo da parte dei cristiani nel 391), e il racconto che accusa il generale Amr poggia su un solo testo tardivo del XIII secolo, contestato dagli storici per le sue impossibilità materiali (6 mesi a riscaldare bagni con pergamene) e respinto dagli stessi sapienti musulmani, per i quali i libri antichi erano un tesoro, non un pericolo.

Aggiornato il 17 ottobre 2026 alle 21h55

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Il racconto tardivo e le sue impossibilità

L'accusa poggia su un passo di Ibn al-Qifti (morto nel 1248): il generale Amr avrebbe chiesto al califfo Umar cosa fare dei libri, e il califfo avrebbe risposto di bruciarli se il loro contenuto si accordava col Corano (inutili) o lo contraddiceva (perniciosi), donde 6 mesi a riscaldare bagni. Gli storici respingono questo racconto per ragioni interne ed esterne: materialmente, bagni riscaldati 6 mesi con rotoli non corrisponde ad alcuna realtà di combustione;

fonte unica, è assente dai grandi storici dell'islam che trattarono la conquista d'Egitto; e il califfo Umar, che istituì il calendario e regolò le pensioni dei sapienti, non è documentato altrove come distruttore del sapere. Un racconto unico, tardivo, impossibile, contraddittorio col suo personaggio: è una leggenda, non una fonte.

Le distruzioni reali, anteriori all'islam

La storia della biblioteca è quella delle guerre romane e dei conflitti religiosi del IV secolo: l'incendio legato all'assedio di Cesare (48 a.C.) distrusse i magazzini del porto con una parte dei fondi, e la distruzione del Serapeo nel 391, documentata dagli stessi autori cristiani, cancellò ciò che restava della grande collezione pagana.

Quando gli eserciti musulmani entrarono ad Alessandria nel 642, la grande biblioteca non esisteva più da due secoli e mezzo: nessun testo antico contemporaneo della conquista menziona una biblioteca da bruciare.

Il comportamento documentato della civiltà islamica

Il comportamento reale della civiltà islamica verso i libri è il meglio documentato del Medioevo: la Casa della Saggezza di Baghdad pagò il peso dei manoscritti in oro per le traduzioni greche, Cordova, Il Cairo e Fez ebbero biblioteche pubbliche aperte, e le opere di Aristotele, Galeno e Tolomeo ci giunsero in gran parte grazie alle copie e traduzioni arabe, che l'Europa avrebbe riscoperto più tardi.

L'hadith che fa della ricerca del sapere un grado più vicino al paradiso (riportato da Muslim) e l'obbligo dell'apprendimento nella tradizione islamica rendono la distruzione di biblioteche incoerente con la civiltà che costruirono: le biblioteche bruciate dalle invasioni (i Mongoli a Baghdad nel 1258) furono islamiche, non bruciate da musulmani.

Domande frequenti su la biblioteca di Alessandria

Da dove viene il racconto del generale Amr e dei bagni riscaldati 6 mesi?

Da un solo testo, quello di Ibn al-Qifti (morto nel 1248), quasi 6 secoli dopo l'evento supposto, senza catena né fonte citata, e contraddetto dai grandi storici islamici che scrissero su Alessandria molto prima di lui. La pretesa combustione di 6 mesi è materialmente impossibile (la biancheria dei bagni bruciata con pergamena), e nessuno storico moderno serio la considera una prova.

Chi distrusse realmente la biblioteca?

Le distruzioni documentate precedono l'islam: l'incendio legato alla guerra di Cesare (48 a.C.), i saccheggi dei torbidi romani, poi la distruzione del Serapeo e dei suoi ultimi fondi da folle cristiane nel 391, sotto l'imperatore Teodosio. Quando i musulmani entrarono ad Alessandria nel 642, delle grandi collezioni restava solo memoria e frammenti.

I musulmani bruciavano i libri?

Il dossier documentato dice il contrario: Baghdad ebbe la più grande biblioteca del mondo medievale (la Casa della Saggezza), Cordova pretendeva centinaia di migliaia di volumi, e i sapienti musulmani copiarono, tradussero e salvaguardarono la letteratura greca, persiana e indiana, che ci giunse grazie a quelle copie. La civiltà che trasmise Aristotele all'Europa non brucia le biblioteche.

Fonti: le distruzioni documentate prima dell'islam (48 a.C., 391) · il racconto di Ibn al-Qifti (XIII secolo, fonte unica e contestata) · l'atteggiamento dei sapienti musulmani (le biblioteche, tesori documentati da Baghdad a Cordova) · l'hadith della ricerca del sapere (riportato da Muslim)

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