Home > Confutazioni e risposte alle accuse > L'islam predice la fine del mondo per vicino?
La conoscenza dell'Ora riservata ad Allah, i segni e la loro lettura sobria, la condanna di chi annuncia date, e l'etica della piantina da piantare.
L'islam insegna che la fine esiste, ma che la sua data appartiene ad Allah solo: "Ti chiederanno dell'Ora: “Quando giungerà?”. Di': “La conoscenza di questo appartiene al mio Signore. A suo tempo, non la paleserà altri che Lui. Sarà gravosa nei cieli e sulla terra, vi coglierà all'improvviso”. Ti interrogano come se tu ne fossi avvertito. Di': “La scienza di ciò appartiene ad Allah”. Ma la maggior parte degli uomini non lo sa." (Corano 7:187). Il Profeta (pace su di lui) non fissò alcuna data e insegnò l'etica inversa: "se arriva l'Ora e uno di voi ha in mano una piantina, la pianti se può" (riportato da Ahmad). Annunciare la fine del mondo per un dato anno contraddice il testo alla lettera.
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Aggiornato il 17 ottobre 2026 alle 21h55
📖 2 min di letturaIl Corano blocca la questione: "Ti chiederanno dell'Ora: “Quando giungerà?”. Di': “La conoscenza di questo appartiene al mio Signore. A suo tempo, non la paleserà altri che Lui. Sarà gravosa nei cieli e sulla terra, vi coglierà all'improvviso”. Ti interrogano come se tu ne fossi avvertito. Di': “La scienza di ciò appartiene ad Allah”. Ma la maggior parte degli uomini non lo sa." (Corano 7:187). Il Profeta (pace su di lui), interrogato mille volte, rispondeva sempre in questo quadro: descrive i segni, mai la data. Ogni previsione numerica, ieri o oggi, si scontra con questo versetto: chi annuncia la fine per il 2030 ne sa più della rivelazione, il che è una contraddizione sufficiente a condannarlo.
Il corpus escatologico descrive segni minori (morali, sociali) e maggiori (l'Anticristo, il ritorno di Gesù, il sole che sorge a ovest), senza scala di tempo. Ogni generazione di musulmani vi ha riconosciuto la sua epoca dall'VIII secolo: è che i segni morali sono ciclici e gli eventi databili assenti. La lezione della dottrina è la vigilanza permanente, non l'allarmismo: la pagina tornerà Gesù? tratta il segno maggiore meglio documentato.
La risposta profetica all'ossessione della fine è un gesto agricolo: "se arriva l'Ora e uno di voi ha in mano una piantina, la pianti se può" (riportato da Ahmad). Il musulmano costruisce il mondo fino al suo ultimo respiro: piantare, educare, nutrire, edificare.
Una religione la cui ultima istruzione è un albero piantato al minuto del giudizio non è un culto della fine: è un culto del senso, che guarda la fine senza mai smettere di lavorare. La pagina l'inferno e i non musulmani tratta il giudizio stesso, e la promessa finale: "In quel Giorno ci saranno dei volti splendenti, che guarderanno il loro Signore;" (Corano 75:22-23).
Il corpus dei segni esiste (morali e di eventi), e ogni generazione vi si è riconosciuta: è proprio la ragione per cui nessun segno può essere datato. La dottrina insegna la vigilanza permanente invece della lettura di attualità: preparati come se dovessi morire domani, lavora come se il mondo durasse.
Per eccesso di zelo o seduzione del pubblico: le loro date passano, il loro pubblico si allontana, e la dottrina resta. Ogni previsione datata contraddice il versetto 7:187, che riserva la conoscenza ad Allah: il musulmano che segue il testo si rifiuta di aggiungervi.
I grandi segni (l'Anticristo, il ritorno di Gesù, il sole che sorge a occidente) precedono la resurrezione, il giudizio e le due dimore: la pagina il ritorno di Gesù ne tratta uno. La fine del mondo musulmana non è un'apocalisse di distruzione: è il passaggio al giudizio, dove la misericordia di Allah incontra le opere dei servi.