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La jihad ha un senso preciso nell'islam: sforzarsi per Allah, con la preghiera, la carità e il combattimento difensivo regolato. Il terrorismo che uccide innocenti è l'opposto di ciò che il Corano prescrive, e i sapienti dell'islam lo hanno condannato all'unanimità.
La jihad significa "lo sforzo nel cammino di Allah": ha forme multiple (lottare contro se stessi, fare la carità, insegnare il bene) e la sua forma militare è strettamente difensiva e regolata dal Corano (Corano 22:39-40): non uccidere nessuno fuori dal combattimento, proteggere i civili, rispettare i patti.
Il terrorismo che uccide innocenti è formalmente vietato (Corano 5:32) e i sapienti dell'islam lo hanno condannato all'unanimità. La parola "irhab" (terrore) che i terroristi rivendicano è la stessa che il Corano usa per qualificare i loro atti: "per spaventare con ciò il nemico di Allah e vostro nemico" (Corano 8:60) è una regola di dissuasione militare, mai una regola di vita civile.
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Aggiornato il 17 ottobre 2026 alle 21h55
📖 2 min di lettura"Jihad" viene da "jahada": fare uno sforzo.
Il Corano usa la parola in diversi sensi: lo sforzo contro se stessi ("e coloro che si sforzano per Noi, li guideremo sulle Vie nostre", Corano 29:69), lo sforzo tramite la carità e la giustizia, lo sforzo di trasmissione con l'argomento bello (Corano 16:125), e lo sforzo di difesa militare quando la comunità è attaccata (Corano 22:39). La jihad non è dunque la "guerra santa" nel senso medievale europeo: è uno sforzo continuo per la giustizia, la cui forma militare è un caso particolare strettamente regolato.
La letteratura accademica contiene un'opera completa su questa distinzione (al-Judhur al-Tarikiyya) che definisce i termini: il terrorismo è l'aggressione contro persone innocenti (nel loro sangue, religione, beni) per creare paura, mentre la jihad legittima mira a respingere un'aggressione e proteggere i perseguitati.
Cita la definizione dell'Accademia mondiale di fiqh (Rabita, 16ª sessione) che condanna il terrorismo come crimine contro la religione stessa. Il Profeta (pace su di lui) vietò di uccidere le donne, i bambini e i religiosi in guerra (riportato da Abu Dawud): questa regola basta da sola a squalificare ogni terrorismo dalla jihad, poiché nessun terrorista rispetta queste regole.
I gruppuscoli estremisti citano i versetti di guerra fuori dal loro contesto (la pagina i versetti della spada li tratta uno per uno) e ignorano la regola generale del Corano: "chiunque uccida un essere umano non colpevole... è come se avesse ucciso tutta l'umanità" (Corano 5:32 e 2:190).
Ignorano anche che il Profeta (pace su di lui) passò 13 anni alla Mecca senza risposta armata, che la prima autorizzazione a combattere era difensiva (Corano 22:39), e che le prime vittime del terrorismo oggi sono i musulmani stessi. Il verdetto dei sapienti dell'islam, di tutte le scuole, è senza ambiguità: il terrorismo è il crimine più grave dopo lo shirk, perché uccide innocenti in nome di una religione che lo vieta formalmente.
No: il Corano usa "turhibuna" (8:60) per la dissuasione militare di fronte a un esercito nemico, non il terrore contro i civili. Lo stesso versetto prosegue con la pace: "Ma se inclinano alla pace, inclina anche tu ad essa" (Corano 8:61). Le accademie di fiqh contemporanee hanno definito il terrorismo come il crimine di "irhab" (l'aggressione ingiusta): la parola araba nomina il crimine, non la licenza.
Il Corano vieta esplicitamente la coercizione nella religione (Corano 2:256) e dice: "Se il tuo Signore avesse voluto, tutti quelli sulla terra avrebbero creduto" (Corano 10:99). Il combattimento è permesso solo in difesa e per proteggere i perseguitati (Corano 22:39-40). La religione si diffonde con l'argomento e la buona condotta (Corano 16:125), mai con la spada.