Home > Confutazioni e risposte alle accuse > L'islam dice che le donne sono carenti d'intelligenza e religione?
L'hadith esiste e si spiega da sé: mira a 2 regole precise (la testimonianza del debito, la sospensione cultuale del ciclo), in un discorso di ammonimento contro l'ingratitudine coniugale. Il resto del corpus onora le donne come eguali della fede.
L'hadith esiste, riportato da al-Bukhari e at-Tirmidhi (2613): "Ho visto che le carenti d'intelligenza e di religione prevalgono sulla gente di discernimento", e dà esso stesso le sue 2 ragioni: la testimonianza di due donne nella scrittura di un debito (Corano 2:282), e la sospensione della preghiera e del digiuno durante il ciclo.
Sono 2 regole legali puntuali, non un giudizio di valore: lo stesso Corano dichiara la piena uguaglianza spirituale "In verità i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le timorate, quelli che fanno l'elemosina e quelle che fanno l'elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa." (Corano 33:35).
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Aggiornato il 17 ottobre 2026 alle 21h55
📖 3 min di letturaL'hadith, riportato da al-Bukhari e at-Tirmidhi (2613), situa la vicenda: un discorso alle donne dove il Profeta (pace su di lui) le mette in guardia contro l'ingratitudine verso il marito, poi risponde a una donna che interroga.
Dice: "Ho visto che le carenti d'intelligenza e di religione prevalgono sulla gente di discernimento", e spiega egli stesso: l'incertezza della testimonianza nel debito (che il Corano risolve col richiamo reciproco delle due donne), e la sospensione della preghiera e del digiuno durante il ciclo. Il testo dà le sue proprie chiavi: 2 regole di procedura e di culto, non una sentenza sul valore umano.
Primo caso: la scrittura dei debiti. Il Corano raccomanda 2 testimoni donne quando un uomo non è disponibile, "se una sbagliasse, l'altra possa rammentarle" (Corano 2:282): una prudenza documentale in un ambiente dove la contabilità scritta era un mestiere di uomini, con un meccanismo di richiamo reciproco che suppone appunto la capacità di capire.
Secondo caso: il ciclo mestruale. La preghiera e il digiuno vi sono sospesi: un'interruzione cultuale temporanea e scusata, mai una diminuzione di fede: il Corano chiama le credenti "guardiane" della loro castità e promette loro "sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa" allo stesso titolo che agli uomini (Corano 33:35).
Lo stesso Profeta (pace su di lui), nel suo discorso d'addio, ordina pubblicamente di trattare bene le donne e ricorda che gli uomini non possiedono nulla di loro in proprio (riportato da at-Tirmidhi 1163).
Dichiara l'uguaglianza spirituale totale versetto dopo versetto: "In verità i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le timorate, quelli che fanno l'elemosina e quelle che fanno l'elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa." (Corano 33:35).
E la sua stessa vita fece di Aisha, una donna, la più grande fonte giuridica dell'islam dopo il Corano: più di un quarto del corpus giuridico passa per lei.
I maestri della tradizione hanno sempre distinto il valore spirituale (uguale, versetto 33:35) dalle specializzazioni legali (contestuali). La tradizione cita giuriste riconosciute della storia (Aisha, Amra bint Abd al-Rahman, Umm al-Darda);
le scuole discutono apertamente della donna giudice senza che alcun testo la condanni; e la preponderanza legale del marito nella coppia (Corano 4:34) è letta come una responsabilità di carico, non una superiorità d'essere. L'hadith delle carenze non pesa nulla contro questo dossier: inquadra 2 procedure in un ambiente del VII secolo, e il Corano gli dà le sue ragioni, visibili e limitate. La pagina la testimonianza di due donne tratta il primo caso in dettaglio, e la pagina l'islam considera inferiori le donne? la questione generale.
No: il versetto stesso dà la ragione pedagogica, "se una sbagliasse, l'altra possa rammentarle": è una misura di prudenza documentale per debiti stabiliti in un ambiente dove le donne non gestivano il commercio scritto, non una diagnosi intellettuale. La stessa sharia accetta la sola testimonianza di una donna in altri domini, e l'hadith stesso parla di richiamo reciproco, non d'incapacità.
La storia islamica documentata ne è piena: Aisha divenne una delle più grandi autorità giuridiche dell'islam, sultane governarono (Shajarat ad-Durr, le sultane dello Yemen), e le scuole divergono apertamente sulla donna giudice senza che alcuna regola divina lo vieti formalmente. L'hadith non toglie né la fede né la capacità: inquadra 2 punti di procedura.
Perché il metodo islamico non abbandona i suoi testi: li legge nel loro contesto, con le loro spiegazioni interne e il resto del corpus. L'hadith fa parte di un discorso dove il Profeta (pace su di lui) mette in guardia le donne contro l'ingratitudine coniugale, come mette in guardia gli uomini contro la cattiva condotta verso di loro: il dossier intero è il criterio, non una frase isolata.