Home > Confutazioni e risposte alle accuse > È la circoncisione femminile islamica?
Né il Corano né alcun hadith autentico stabilisce la circoncisione femminile: l'hadith citato ha catene discusse, il fiqh classico non la rese mai obbligatoria, e le istituzioni contemporanee sostengono il divieto.
No. La circoncisione femminile è prescritta né dal Corano né da alcun hadith autentico stabilito: l'hadith a volte citato ("assottiglia ma non tagliare") è riportato da Abu Dawud con catene discusse dagli specialisti, e il fiqh classico non fece mai dell'escissione un obbligo consensuale per la donna. Le leggi civili la vietano ovunque come mutilazione, e le istituzioni religiose contemporanee seguono quel divieto: nessun bisogno religioso può giustificarla.
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Aggiornato il 17 ottobre 2026 alle 21h55
📖 3 min di letturaIl Corano non contiene alcun versetto sulla circoncisione, maschile o femminile.
Per l'uomo, la base è profetica (il patto di Abramo e la sunna del Profeta (pace su di lui)), e l'unanimità dei sapienti la stabilisce. Per la donna, non esiste né versetto né hadith autentico che prescriva alcunché: tutta la discussione poggia su un unico hadith riportato da Abu Dawud, le cui catene gli specialisti discutono, e il cui stesso contenuto dice "assottiglia ma non tagliare": il testo più favorevole alla pratica è in realtà un'istruzione di moderazione, non un ordine.
Il racconto riferisce che il Profeta (pace su di lui) si rivolse a una donna che praticava quella pratica a Medina e le disse: "assottiglia, ma non tagliare; è più luminoso per il viso e più gradito al marito" (riportato da Abu Dawud, con catene discusse).
Anche preso così com'è, il racconto inquadra una costumanza esistente invece di istiturla, e il suo termine forte è la restrizione: non tagliare. I giuristi classici ne trassero posizioni varie per la donna (atto nobile per alcuni, senza status per altri), mai un obbligo consensuale: il confronto con la circoncisione maschile, unanime, è privo di fondamento.
Il principio superiore del fiqh è chiaro: "nessun danno né retribuzione di danno", riportato nelle raccolte ed eretto a regola maggiore dai giuristi. I dati di salute pubblica sull'escissione (dolori cronici, complicanze ostetriche, traumi) la collocano dal lato del danno vietato: è l'argomento decisivo dei sapienti contemporanei, che sostengono il divieto legale senza riserve. Una pratica il cui beneficio religioso non è stabilito e il cui danno è stabilito cade sotto la regola generale: si ritira.
La legge di tutti i paesi europei e di numerosi paesi africani e mediorientali qualifica l'escissione come mutilazione punita dal codice penale, e il musulmano la obbedisce pienamente: la pagina vuole la sharia imporsi in Occidente? dettaglia il quadro del contratto cittadino.
Le grandi istituzioni religiose contemporanee seguono la stessa linea: l'escissione è dichiarata vietata in quanto danno, e le campagne religiose contro la pratica sono attive in Africa come nella diaspora. La costumanza che sopravvive lo fa per confusione tra cultura e fede, non per prescrizione religiosa: il musulmano che protegge la propria figlia segue esattamente la sua religione.
No: la circoncisione maschile è unanime (il patto di Abramo, la pratica e raccomandazione del Profeta (pace su di lui)), mentre per la donna il Corano tace e i testi discussi parlano di atto nobile senza stabilirlo mai.
Per tradizione culturale ereditata da costumanze preislamiche di Africa e Medio Oriente, mantenuta viva dalla confusione tra costume e religione. Le campagne delle istituzioni musulmane, in Africa come in Europa, mirano proprio a quella confusione.
La domanda non si pone: il matrimonio nell'islam non dipende da alcuna pratica corporea di quel tipo, e farne una condizione sarebbe inventare una regola che il fiqh non conosce. Il contratto di matrimonio poggia su consenso, tutore e testimoni.